L'Arcipelago delle sette Isole Eolie
 

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Le isole Eolie sono state meta di viaggiatori da tempo immemorabile. Il primo grande viaggiatore che visitò le Eolie secondo la mitologia classica fu Ulisse, che si dice che proprio alle isole Eolie abbia ricevuto dal re Eolo l’otre contenente i venti contrari alla navigazione che lo avrebbe riportato in patria.
Molti dopo di lui lo seguirono, ma fu solo a partire dal 1700 che le isole Eolie divennero meta di viaggi divenuti famosi, che sono giunti fino a noi grazie ai loro diari di viaggio. Questo genere letterario ebbe grande successo anche grazie al cosiddetto Grand Tour, cioè il viaggio in altri paesi d’Europa (spesso in Italia e in particolare in Sicilia) che tutti i nobili dovevano intraprendere come parte della loro formazione personale per essere accolti nell’alta società. Questi viaggiatori erano infatti delle personalità importanti del loro tempo, uomini colti e sensibili disposti ad affrontare i disagi di un viaggio a volte scomodo, non dei comuni turisti.
Il più noto e affezionato viaggiatore delle Eolie è stato senz’altro l’arciduca Luigi Salvatore d’Austria, che ha descritto dettagliatamente e illustrato mirabilmente la vita eoliana della fine dell’‘800. Numerosi sono stati anche gli altri viaggiatori: Houel, Dolomieu, Spallanzani, Dumas e Maupassant fra i più noti ma anche i meno noti come Reclus, Melena, T’Serstevens, Vuillier e Von Pereira. Il loro punto di vista ci offre un’immagine significativa della realtà eoliana del loro tempo, utile per comprendere splendori e miserie passati e presenti.

Jean Houel, uno dei grandi viaggiatori del passato approdati alle Isole EolieIl primo grande viaggiatore del ‘700 che visitò le Eolie nel 1776 fu JEAN HOUEL, un pittore francese specializzato nel ritrarre vulcani e grotte che rimase affascinato proprio dagli aspetti geologici così peculiari di questo arcipelago. Houel fu senz’altro un viaggiatore d’altri tempi: artista colto e sensibile a tutti gli aspetti della vita e della natura, oggi Houel sarebbe un perfetto fotografo-reporter, secondo la definizione di Leonardo Sciascia, autore dell’introduzione al suo “Viaggio pittoresco nelle isole Eolie”. Sono 12 le tavole dedicate alle Eolie - oggi conservate al museo dell’Hermitage di San Pietroburgo e al Louvre di Parigi - in cui egli ritrae più volte il cratere di Vulcano e Vulcanello circondati da scene bucoliche mentre quello di Stromboli fumante è circondato nei suoi disegni da un mare agitato in cui gli altri elementi contribuiscono a rendere il tutto più spaventoso. A Lipari ha creato due documenti di notevole valore storico lasciandoci le uniche immagini a noi giunte di due reperti archeologici importanti: l’organo di Eolo a Piano Greca, di cui oggi non resta quasi nulla, e il tholos di tipo miceneo sito nei pressi delle terme di San Calogero, anch’esso oggi notevolmente rovinato. A Salina ha ritratto l’antica salina di Lingua , come era quando funzionava e le illustrazioni sono arricchite da descrizioni testuali ricche e coinvolgenti, che integrano con gli aspetti emotivi l’oggettività delle immagini.

DE DOLOMIEU, primo scienziato approdato alle Isole EolieNel 1781, solo 5 anni dopo Houel, venne in Sicilia un famoso geologo francese, DEODAT DE DOLOMIEU, che fu un vero e proprio scienziato e pioniere della moderna vulcanologia e mineralogia; egli scoprì infatti la dolomite, una particolare roccia calcarea, e diede il suo nome alla catena montuosa delle Dolomiti. Fu nelle isole Eolie per 10 giorni tra il 12 e il 21 luglio 1781 in compagnia del cavaliere Bosredon Vatanges. Nel corso del viaggio esplorò tutta la Sicilia ma alla fine diede alle stampe solo la parte relativa alle Eolie, Ustica e Pantelleria, che ritenne più interessanti dal suo punto di vista, in un libro intitolato “Voyage aux iles de Lipari fait en 1781, ou Notices sur les iles Eoliennes, pour servir a l’Histoire des Volcans”, pubblicato a Parigi nel 1783 che ebbe un certo successo nel suo ambiente. L’opera di Dolomieu è un trattato scientifico che descrive dettagliatamente l’attività vulcanica primaria e secondaria e i minerali delle isole Eolie della fine del ‘700. Il libro non ha perciò una valenza tipicamente letteraria ma è un esempio di opera illuministica con finalità e metodo rigorosamente scientifico, adatta quindi a chi si interessa di questo genere di argomenti.

Un altro famoso scienziato che ha visitato le Isole EolieNel 1788 anche LAZZARO SPALLANZANI, naturalista e vulcanologo italiano, visitò il Vesuvio e i vulcani della Sicilia, comprese le isole Eolie, con scopo prettamente scientifico di ricerca. Il suo viaggio iniziò il 24 agosto 1788 da Napoli dove si imbarcò su un bastimento marsigliese diretto a Messina che sulla via del ritorno doveva passare da Lipari per caricare la pomice. Il 12 settembre si imbarcò a Messina diretto a Lipari e vi rientrò il 17 ottobre, quindi alle Eolie si fermò in tutto 35 giorni durante i quali visitò tutte e sette le isole in lungo e in largo. Fu molto fiero di essere stato il primo naturalista a mettere piede ad Alicudi. I risultati del suo lavoro di ricerca furono pubblicati quattro anni dopo nell’opera “Viaggi alle due Sicilie e in alcune parti dell’Appennino” in sei volumi che apparve nel 1797 e che segna l’avvio della moderna vulcanologia; circa la metà delle 1400 pagine dell’opera sono dedicate alle isole Eolie. La sua opera è un trattato scientifico e quindi è più adatto a degli studiosi/scienziati che si interessano di feldspati che ai moderni turisti che vogliono viaggiare informati. Ci sono però alcune parti del trattato, in particolare il capitolo 24 intitolato “Cose diverse dalle vulcaniche”, che si discosta dai temi vulcanologici e si avvicina più allo stile del diario di viaggio cogliendo anche la realtà umana e sociale dei luoghi visitati. Val la pena di leggere lo Spallanzani perché costituisce un esempio quasi unico di illustre viaggiatore del passato di nazionalità italiana, dato che i suoi colleghi sono praticamente tutti stranieri.

Alexandre Dumas, uno grandi viaggiatori del passato approdato alle Isole EolieALEXANDRE DUMAS padre - grande scrittore francese dell’inizio dell’800, maestro del romanzo storico e del teatro romantico - visitò le Eolie nel corso del 1835 e scrisse un bellissimo diario di viaggio intitolato nell’edizione italiana “Dove il vento suona”. Il suo è un diario di viaggio che ruota sui miti ambientati nell’arcipelago: cinque giorni in barca nello splendido mare eoliano - insieme all’amico pittore Jadin e al cane Milord - che hanno stimolato la fantasia del grande scrittore francese che considerava queste isole una sorta di Paradiso perduto sullo stile di Gauguin. Il capitano Arena, fido nocchiero dell’imbarcazione sui cui Dumas ha compiuto l’escursione, ha ispirato il titolo all’edizione originale del diario di viaggio di Dumas. Il diario di Dumas è volutamente piuttosto leggero, attento più ai piaceri della tavola e ai racconti locali che alla sostanza del luogo visitato, oggi diremmo da turista invece che da vero e proprio viaggiatore, ma senz’altro un turista attento al patrimonio ambientale dei luoghi visitati e cosciente del suo valore. La descrizione dei forzati che estraggono lo zolfo a Vulcano quasi come in un girone dantesco, divenuta un vero e proprio documento storico dell’epoca, è invece degna del grande romanziere francese. SEGUE . .

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Unica fra i suoi contemporanei, ELPIS MELENA (pseudonimo di Marie Esperance von Schwartz) è una donna viaggiatrice. Personaggio straordinariamente eclettico (giornalista, scrittrice, biografa, traduttrice e altro), fu una nobildonna bella, colta, raffinata, intelligente, sensibile, libera, viaggiatrice instancabile: inglese di nascita ma tedesca di origine, visse spesso in Italia e fu coprotagonista dei momenti salienti del risorgimento italiano, anche in virtù di una passione per il nostro “eroe dei due mondi”, Giuseppe Garibaldi, che durò oltre 20 anni. Elpìs Melena si recò nelle Eolie da Tropea per sette giorni dal 7 al 13 ottobre 1860. Visitò Stromboli, Panarea, Salina, Lipari e Vulcano e poi ripartì alla volta di Milazzo dove giunse pochi mesi dopo la conclusione della battaglia cruenta che ne consentì la liberazione dal regime borbonico ad opera di Garibaldi. Suo compagno di viaggio fu il capitano Alessandro Dodero, famoso uomo di mare amico di Garibaldi. E’ un viaggio che lei sognava fin da bambina, la cui meta dichiarata è lo Stromboli. Al termine del viaggio scrive un diario – “In Calabria e alle isole Eolie nell’anno 1860 – in cui ci regala una descrizione delle isole Eolie mai noiosa, a tratti ironica e divertente. I suoi testi non sono privi di descrizioni con valore sociologico sulle usanze del tempo e/o di documento storico sui momenti salienti del passato delle isole, come ad esempio la descrizione dell’uccisione del sindaco borbonico Policastro.

ELISEO RECLUS fu uno scienziato francese, un geografo che per il suo lavoro aveva viaggiato in tutto il mondo. Nel suo paese era noto soprattutto come anarchico e per questo era poco apprezzato ma come scienziato aveva acquisito una notorietà internazionale: le sue opere – tra cui la più nota è “L’uomo e la terrra”, un trattato di geografia fisica mondiale - vennero pubblicate in migliaia di copie, furono riedite più volte, tradotte in inglese, in russo, in spagnolo e in italiano. Egli compì un viaggio in Sicilia nel 1865 per motivi di ricerca scientifica. Nel suo diario di viaggio – “La Sicilia e l’eruzione dell’Etna nel 1865. Relazione di viaggio” dedica una decina di pagine all’escursione in battello alle Eolie, di cui non è nota la data esatta; si sa che Reclus fu a Lipari, a Stromboli e soprattutto a Vulcano, di cui ci ha lasciato una descrizione delle attività minerarie di allora. Partì da Milazzo e qui fece ritorno al termine dell’escursione - come molti viaggiatori moderni - dove ricorda anche lui la recente vittoria garibaldina contro le truppe borboniche. Aveva letto l’opera di Spallanzani, che cita nel suo testo. Pur essendo scritte da un geografo le sue pagine non hanno la pretesa di essere un trattato di geografia ma solo il racconto di un’escursione quindi sono molto leggibili e piacevoli, nonostante la traduzione dal francese sia oramai datata (è del 1873). Nelle descrizioni degli ambienti naturali, in particolare quelle relative agli aspetti vulcanologici, Eliseo pur essendo uno scienziato, riesce ad esprimere una capacità letteraria tipica degli scrittori.

L’arciduca LUIGI SALVATORE D’AUSTRIA fu il viaggiatore per eccellenza fra quelli che visitarono le Eolie. Egli apparteneva alla nobiltà italo austriaca e per tutta la vita sentì l’impellente bisogno di viaggiare per tutto il Mediterraneo con il suo yacht a vapore, unico luogo che egli considerasse veramente casa sua. Nel Mediterraneo la patria di elezione dell’arciduca erano le Baleari, in particolare Maiorca dove aveva costruito una splendida villa, mentre le Eolie erano per così dire una tappa intermedia nei viaggi che ripetutamente egli fece dall’Adriatico alla Spagna. La prima volta giunse a Lipari nel 1868 e poi ci tornò varie volte. Qui chiese l’aiuto di molti validi studiosi di allora di cartografia, geografia, storia e costumi locali per la stesura degli otto volumi della sua opera “Le isole Lipari”, uno per ognuna delle sette isole più una parte generale. I volumi sono illustrati con oltre 200 disegni fatti personalmente dall’Arciduca, che ancora oggi decorano molte delle pubblicazioni relative a questo arcipelago. L’opera di Luigi Salvatore, tuttora il trattato più completo sulle Isole Eolie che sia stato finora pubblicato, è stata rivalutata solo di recente, da quando cioè Pino Paino ne ha curato la pubblicazione in italiano rendendola più accessibile agli studiosi italiani. Per la verità la lettura dei 7 grandi volumi relativi alle singole isole per chi non è esperto è piuttosto impegnativa per via delle descrizioni minuziose del territorio, non prive di note poetiche in certi punti. Interessante è il volume relativo alla parte generale, che descrive usi e costumi del tempo, e particolarmente valide sono le tavole con i disegni dell’autore che costituiscono un documento di valore inestimabile, quasi una foto satellitare delle Eolie della fine dell’800, che fu un momento particolarmente infelice della storia dell’arcipelago, in cui gran parte della popolazione fu costretta ad emigrare per la situazione economica particolarmente depressa. I viaggi alle Eolie dell’arciduca si diradarono a seguito dei notevoli fenomeni di parossismo vulcanico con epicentro a Vulcano avvenuti nel 1888, per poi esaurirsi completamente all’inizio degli anni ‘90.

ADOLF FREIHERR VON PEREIRA era un barone dell’aristocrazia austriaca come Luigi Salvatore - che sicuramente conosceva e al quale egli ha dedicato il suo libro sulle Eolie - ma non ne aveva ancora letto l’opera che è stata pubblicata alcuni anni dopo; sicuramente non ne aveva la statura intellettuale. Von Pereira aveva letto anche il testo di Spallanzani, più volte citato con ampi estratti nel suo libro, e quello di Dolomieu. Di lui non si sa molto altro. Partì da Palermo il 20 luglio 1879 con un gruppo di amici per una crociera nelle isole Eolie sull’”Eleonora”, un piroscafo a elica preso a noleggio. Non si trattò di un vero e proprio viaggio, piuttosto di un’escursione dalla quale i componenti avevano aspettative più che altro ludiche. La crociera durò cinque giorni circa e, grazie alla propulsione a motore del natante, riuscì a toccare tutte e sette le isole prima di fare rientro a Palermo. I suoi compagni di viaggio furono un gruppo di amici in vena di divertirsi, non veri e propri viaggiatori, ma dei precursori dei “turisti” dei nostri tempi, nelle accezioni positiva e negativa del termine. Durante l’escursione scrisse un diario – “Nel regno di Eolo. Viaggio alle isole Eolie in 100 ore”, - senza pretese letterarie, è un resoconto di viaggio corredato da disegni dell’autore, dotato di gusto e ironia, integrato con gli appunti tratti dai taccuini dei suoi compagni di viaggio e include note storiche, bibliografiche e persino numismatiche. L’interesse dunque di questo scritto nasce proprio dal fatto che costituisce un caleidoscopio di punti di vista dell’epoca e ci restituisce dunque un’immagine multiforme, anche se spesso inesatta e superficiale, della realtà delle isole di quel tempo.

Anche GUY DE MAUPASSANT – scrittore francese fra i più noti - ebbe occasione di visitare l’arcipelago. Guy de Maupassant è considerato uno dei padri del racconto moderno, è infatti autore di oltre 300 racconti e novelle e di 6 romanzi di cui il più noto è “Bel-Ami” che gli hanno procurato una popolarità internazionale indiscussa. Maupassant viaggiò tantissimo in Algeria, Italia, Gran Bretagna, Sicilia, Auvergne e da ciascuno dei suoi viaggi tornava con un nuovo volume. Navigò moltissimo sul suo yacht privato "Bel Ami", così chiamato in onore del suo romanzo. La sua opera “La vie errante” contiene un capitolo intitolato “La Sicile” che narra il viaggio qui effettuato da Maupassant nella primavera del 1885 mentre era in viaggio verso l’Africa. Durante il viaggio in Sicilia l’autore visita anche le isole Eolie e in particolare effettua un’escursione a piedi all’interno del cratere di Vulcano che gli ispira pagine intensamente poetiche. Maupassant è un vero letterato, capace di aggiungere alle descrizioni dei luoghi quel lirismo e quella poesia che solo i veri artisti sanno rendere. Nelle poche pagine che descrivono le Eolie egli riesce ad interpretare la realtà che lo circonda secondo le inclinazioni del suo animo e a darci delle visioni uniche, si pensi alla “sciarpa gialla” a cui paragona il “bosco di ginestre in fiore” che fasciano il cono lavico di Vulcano. Egli riesce infatti a comunicare al lettore quell’estasi che la visione del bello procura agli animi sensibili che lo contemplano e che ne restano appagati.

GASTON VUILLIER fu un pittore, disegnatore e scrittore francese della fine del 18° secolo. Nel 1878 divenne famoso nel suo paese come pittore di paesaggi ed espose i suoi quadri anche a Parigi. Fu anche illustratore di riviste e di libri, compreso il trattato di geografia di Eliseo Reclus che visitò le Eolie poco prima di lui. Conosceva anche l’arciduca Luigi Salvatore d’Austria che proprio in quegli anni aveva iniziato a pubblicare il suo trattato di geografia sulle isole Eolie.
Vuillier nel 1888 intraprese il Grand Tour del Mediterraneo che lo portò sia nelle isole maggiori come la Corsica, la Sardegna e la Sicilia ma anche nelle Baleari e nelle Eolie. Riportò le sue impressioni di viaggio nelle opere “Les iles oubliées-Les Baléares, la Corse, la Sardaigne", pubblicato nel 1893 e “La Sicile: impressions du présent et du passé” , apparso nel 1896 che contiene il capitolo dedicato alle isole Eolie. Gaston Vuiller si imbarca per le Eolie da Messina una sera di giugno del 1893. Nell’introduzione del suo libro l’autore spiega le motivazioni che lo hanno spinto a viaggiare in Sicilia e a scriverne poi il resoconto: curiosità per ciò che non conosceva, entusiasmo per le bellezze umane e naturali e nostalgia per i bei momenti passati in viaggio. Il diario di viaggio di Vuillier è particolarmente leggibile - e si distingue in questo da altri qui presentati - per la straordinaria capacità dell’autore di calarsi nella realtà visitata con l’occhio dell’artista, presentandola allo stesso tempo con una forma ricca e coinvolgente come uno scrittore affermato, a tratti ironica e divertente. Egli si emoziona per la bellezza dei paesaggi, come il villaggio di Canneto, creando un’ambivalenza tra descrizioni terrificanti e bucoliche che ben rende il carattere duplice e complementare di queste isole di acqua di fuoco. Infine Vuillier non tralascia di condurre un’analisi sociologica piuttosto approfondita per un diario di viaggio descrivendo la condizione di segregazione delle donne di Lipari, la povertà dei contadini costretti a emigrare o le disumane condizioni di lavoro dei coatti e dei cavatori di pomice.

ALBERT T’SERSTEVENS fu uno scrittore francese di successo e un Viaggiatore con la V maiuscola, forse l’ultimo dei veri viaggiatori che si sono recati alle isole Eolie. Fu un rinomato autore di narrativa e soprattutto di libri di viaggio, che erano il frutto delle sue peregrinazioni. Visse molto a lungo e scrisse decine di libri ma non si considerava un letterato, viaggiava molto e scriveva perché gli piaceva. Prima di partire non leggeva nulla sul luogo da visitare, per evitare preconcetti, né organizzava l’itinerario perché amava l’avventura e gli imprevisti. T’Serstevens fu in Italia per 8 mesi nel 1956 a settant’anni con la sua quarta moglie e visitò la Sardegna e la Sicilia, comprese le Isole Eolie. Non era la prima volta che lo scrittore francese veniva in Italia, né sarà l’ultima. Egli stesso dichiara nell’introduzione al suo diario intitolato “Sicilia, Sardegna, Isole Eolie: itinerari italiani” che dopo aver visitato quasi tutto il mondo l’obiettivo di questo viaggio era quello di ritrovare le origini greche e latine della civiltà occidentale, comuni a francesi, italiani e a tutti gli altri popoli che si affacciano sul mare nostrum. Il punto di vista di uno scrittore esperto di viaggi in tutto il mondo e profondo conoscitore del pianeta è particolarmente interessante perché gli permette di paragonare le isole Eolie alle altre realtà omologhe del suo tempo facendo parallelismi piuttosto singolari. Ad esempio l’autore paragona le colate eoliane di ossidiana a quelle dell’Islanda e del Messico e lo sbarco a Stromboli gli ricorda quello alle isole Marchesi. Inoltre T’Serstevens fu uno dei primi critici dei danni all’ambiente operati dal fenomeno turistico allora in fase nascente e ha contribuito quindi alla formazione di una coscienza civile che oggi come allora è più che necessaria per la conservazione delle bellezze naturali delle isole

I brani sopra riportati sono tratti dal libro “Alle Eolie sulla scia di Ulisse. I diari dei grandi viaggiatori del passato” di Clara Raimondi, edizioni del Centro Studi di Lipari 2008. Per saperne di più clicca qui

Anche i viaggiatori delle Eolie affittavano ville ed appartamenti sul mare in tutte le isole.

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