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I VIAGGIATORI DELLE ISOLE EOLIE |
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Il
primo grande viaggiatore del ‘700 che visitò le Eolie nel 1776
fu JEAN HOUEL, un pittore francese specializzato nel ritrarre vulcani e
grotte che rimase affascinato proprio dagli aspetti geologici così
peculiari di questo arcipelago. Houel fu senz’altro un viaggiatore
d’altri tempi: artista colto e sensibile a tutti gli aspetti della
vita e della natura, oggi Houel sarebbe un perfetto fotografo-reporter,
secondo la definizione di Leonardo Sciascia, autore dell’introduzione
al suo “Viaggio pittoresco nelle isole Eolie”. Sono 12 le tavole
dedicate alle Eolie - oggi conservate al museo dell’Hermitage di San
Pietroburgo e al Louvre di Parigi - in cui egli ritrae più volte
il cratere di Vulcano e Vulcanello circondati da scene bucoliche mentre
quello di Stromboli fumante è circondato nei suoi disegni da un mare
agitato in cui gli altri elementi contribuiscono a rendere il tutto più
spaventoso.
A
Lipari ha creato due documenti di notevole valore storico lasciandoci le
uniche immagini a noi giunte di due reperti archeologici importanti: l’organo
di Eolo a Piano Greca, di cui oggi non resta quasi nulla, e il tholos di
tipo miceneo sito nei pressi delle terme di San Calogero, anch’esso
oggi notevolmente rovinato. A Salina ha ritratto l’antica salina di
Lingua , come era quando funzionava e le illustrazioni sono arricchite da
descrizioni testuali ricche e coinvolgenti, che integrano con gli aspetti
emotivi l’oggettività delle immagini.
Nel
1781, solo 5 anni dopo Houel, venne in Sicilia un famoso geologo francese,
DEODAT DE DOLOMIEU, che fu un vero e proprio scienziato e pioniere della
moderna vulcanologia e mineralogia; egli scoprì infatti la dolomite,
una particolare roccia calcarea, e diede il suo nome alla catena montuosa
delle Dolomiti. Fu nelle isole Eolie per 10 giorni tra il 12 e il 21 luglio
1781 in compagnia del cavaliere Bosredon Vatanges. Nel corso del viaggio
esplorò tutta la Sicilia ma alla fine diede alle stampe solo la parte
relativa alle Eolie, Ustica e Pantelleria, che ritenne più interessanti
dal suo punto di vista, in un libro intitolato “Voyage aux iles de
Lipari fait en 1781, ou Notices sur les iles Eoliennes, pour servir a l’Histoire
des Volcans”, pubblicato a Parigi nel 1783 che ebbe un certo successo
nel suo ambiente. L’opera di Dolomieu è un trattato scientifico
che descrive dettagliatamente l’attività vulcanica primaria
e secondaria e i minerali delle isole Eolie della fine del ‘700. Il
libro non ha perciò una valenza tipicamente letteraria ma è
un esempio di opera illuministica con finalità e metodo rigorosamente
scientifico, adatta quindi a chi si interessa di questo genere di argomenti.
Nel
1788 anche LAZZARO SPALLANZANI, naturalista e vulcanologo italiano, visitò
il Vesuvio e i vulcani della Sicilia, comprese le isole Eolie, con scopo
prettamente scientifico di ricerca. Il suo viaggio iniziò il 24 agosto
1788 da Napoli dove si imbarcò su un bastimento marsigliese diretto
a Messina che sulla via del ritorno doveva passare da Lipari per caricare
la pomice. Il 12 settembre si imbarcò a Messina diretto a Lipari
e vi rientrò il 17 ottobre, quindi alle Eolie si fermò in
tutto 35 giorni durante i quali visitò tutte e sette le isole in
lungo e in largo. Fu molto fiero di essere stato il primo naturalista a
mettere piede ad Alicudi. I risultati del suo lavoro di ricerca furono pubblicati
quattro anni dopo nell’opera “Viaggi alle due Sicilie e in alcune
parti dell’Appennino” in sei volumi che apparve nel 1797 e che
segna l’avvio della moderna vulcanologia; circa la metà delle
1400 pagine dell’opera sono dedicate alle isole Eolie. La sua opera
è un trattato scientifico e quindi è più adatto a degli
studiosi/scienziati che si interessano di feldspati che ai moderni turisti
che vogliono viaggiare informati. Ci sono però alcune parti del trattato,
in particolare il capitolo 24 intitolato “Cose diverse dalle vulcaniche”,
che si discosta dai temi vulcanologici e si avvicina più allo stile
del diario di viaggio cogliendo anche la realtà umana e sociale dei
luoghi visitati. Val la pena di leggere lo Spallanzani perché costituisce
un esempio quasi unico di illustre viaggiatore del passato di nazionalità
italiana, dato che i suoi colleghi sono praticamente tutti stranieri.
ALEXANDRE
DUMAS padre - grande scrittore francese dell’inizio dell’800,
maestro del romanzo storico e del teatro romantico - visitò le Eolie
nel corso del 1835 e scrisse un bellissimo diario di viaggio intitolato
nell’edizione italiana “Dove il vento suona”. Il suo è
un diario di viaggio che ruota sui miti ambientati nell’arcipelago:
cinque giorni in barca nello splendido mare eoliano - insieme all’amico
pittore Jadin e al cane Milord - che hanno stimolato la fantasia del grande
scrittore francese che considerava queste isole una sorta di Paradiso perduto
sullo stile di Gauguin. Il capitano Arena, fido nocchiero dell’imbarcazione
sui cui Dumas ha compiuto l’escursione, ha ispirato il titolo all’edizione
originale del diario di viaggio di Dumas. Il diario di Dumas è volutamente
piuttosto leggero, attento più ai piaceri della tavola e ai racconti
locali che alla sostanza del luogo visitato, oggi diremmo da turista invece
che da vero e proprio viaggiatore, ma senz’altro un turista attento
al patrimonio ambientale dei luoghi visitati e cosciente del suo valore.
La descrizione dei forzati che estraggono lo zolfo a Vulcano quasi come
in un girone dantesco, divenuta un vero e proprio documento storico dell’epoca,
è invece degna del grande romanziere francese. SEGUE
. .
Unica
fra i suoi contemporanei, ELPIS MELENA (pseudonimo di Marie Esperance von
Schwartz) è una donna viaggiatrice. Personaggio straordinariamente
eclettico (giornalista, scrittrice, biografa, traduttrice e altro), fu una
nobildonna bella, colta, raffinata, intelligente, sensibile, libera, viaggiatrice
instancabile: inglese di nascita ma tedesca di origine, visse spesso in Italia
e fu coprotagonista dei momenti salienti del risorgimento italiano, anche
in virtù di una passione per il nostro “eroe dei due mondi”,
Giuseppe Garibaldi, che durò oltre 20 anni. Elpìs Melena si
recò nelle Eolie da Tropea per sette giorni dal 7 al 13 ottobre 1860.
Visitò Stromboli, Panarea, Salina, Lipari e Vulcano e poi ripartì
alla volta di Milazzo dove giunse pochi mesi dopo la conclusione della battaglia
cruenta che ne consentì la liberazione dal regime borbonico ad opera
di Garibaldi. Suo compagno di viaggio fu il capitano Alessandro Dodero, famoso
uomo di mare amico di Garibaldi. E’ un viaggio che lei sognava fin da
bambina, la cui meta dichiarata è lo Stromboli. Al termine del viaggio
scrive un diario – “In Calabria e alle isole Eolie nell’anno
1860 – in cui ci regala una descrizione delle isole Eolie mai noiosa,
a tratti ironica e divertente. I suoi testi non sono privi di descrizioni
con valore sociologico sulle usanze del tempo e/o di documento storico sui
momenti salienti del passato delle isole, come ad esempio la descrizione dell’uccisione
del sindaco borbonico Policastro.
ELISEO
RECLUS fu uno scienziato francese, un geografo che per il suo lavoro aveva
viaggiato in tutto il mondo. Nel suo paese era noto soprattutto come anarchico
e per questo era poco apprezzato ma come scienziato aveva acquisito una notorietà
internazionale: le sue opere – tra cui la più nota è “L’uomo
e la terrra”, un trattato di geografia fisica mondiale - vennero pubblicate
in migliaia di copie, furono riedite più volte, tradotte in inglese,
in russo, in spagnolo e in italiano. Egli compì un viaggio in Sicilia
nel 1865 per motivi di ricerca scientifica. Nel suo diario di viaggio –
“La Sicilia e l’eruzione dell’Etna nel 1865. Relazione di
viaggio” dedica una decina di pagine all’escursione in battello
alle Eolie, di cui non è nota la data esatta; si sa che Reclus fu a
Lipari, a Stromboli e soprattutto a Vulcano, di cui ci ha lasciato una descrizione
delle attività minerarie di allora. Partì da Milazzo e qui fece
ritorno al termine dell’escursione - come molti viaggiatori moderni
- dove ricorda anche lui la recente vittoria garibaldina contro le truppe
borboniche. Aveva letto l’opera di Spallanzani, che cita nel suo testo.
Pur essendo scritte da un geografo le sue pagine non hanno la pretesa di essere
un trattato di geografia ma solo il racconto di un’escursione quindi
sono molto leggibili e piacevoli, nonostante la traduzione dal francese sia
oramai datata (è del 1873). Nelle descrizioni degli ambienti naturali,
in particolare quelle relative agli aspetti vulcanologici, Eliseo pur essendo
uno scienziato, riesce ad esprimere una capacità letteraria tipica
degli scrittori.
L’arciduca
LUIGI SALVATORE D’AUSTRIA fu il viaggiatore per eccellenza fra quelli
che visitarono le Eolie. Egli apparteneva alla nobiltà italo austriaca
e per tutta la vita sentì l’impellente bisogno di viaggiare per
tutto il Mediterraneo con il suo yacht a vapore, unico luogo che egli considerasse
veramente casa sua. Nel Mediterraneo la patria di elezione dell’arciduca
erano le Baleari, in particolare Maiorca dove aveva costruito una splendida
villa, mentre le Eolie erano per così dire una tappa intermedia nei
viaggi che ripetutamente egli fece dall’Adriatico alla Spagna. La prima
volta giunse a Lipari nel 1868 e poi ci tornò varie volte. Qui chiese
l’aiuto di molti validi studiosi di allora di cartografia, geografia,
storia e costumi locali per la stesura degli otto volumi della sua opera “Le
isole Lipari”, uno per ognuna delle sette isole più una parte
generale. I volumi sono illustrati con oltre 200 disegni fatti personalmente
dall’Arciduca, che ancora oggi decorano molte delle pubblicazioni relative
a questo arcipelago. L’opera di Luigi Salvatore, tuttora il trattato
più completo sulle Isole Eolie che sia stato finora pubblicato, è
stata rivalutata solo di recente, da quando cioè Pino Paino ne ha curato
la pubblicazione in italiano rendendola più accessibile agli studiosi
italiani. Per la verità la lettura dei 7 grandi volumi relativi alle
singole isole per chi non è esperto è piuttosto impegnativa
per via delle descrizioni minuziose del territorio, non prive di note poetiche
in certi punti. Interessante è il volume relativo alla parte generale,
che descrive usi e costumi del tempo, e particolarmente valide sono le tavole
con i disegni dell’autore che costituiscono un documento di valore inestimabile,
quasi una foto satellitare delle Eolie della fine dell’800, che fu un
momento particolarmente infelice della storia dell’arcipelago, in cui
gran parte della popolazione fu costretta ad emigrare per la situazione economica
particolarmente depressa. I viaggi alle Eolie dell’arciduca si diradarono
a seguito dei notevoli fenomeni di parossismo vulcanico con epicentro a Vulcano
avvenuti nel 1888, per poi esaurirsi completamente all’inizio degli
anni ‘90.
ADOLF
FREIHERR VON PEREIRA era un barone dell’aristocrazia austriaca come
Luigi Salvatore - che sicuramente conosceva e al quale egli ha dedicato il
suo libro sulle Eolie - ma non ne aveva ancora letto l’opera che è
stata pubblicata alcuni anni dopo; sicuramente non ne aveva la statura intellettuale.
Von Pereira aveva letto anche il testo di Spallanzani, più volte citato
con ampi estratti nel suo libro, e quello di Dolomieu. Di lui non si sa molto
altro. Partì da Palermo il 20 luglio 1879 con un gruppo di amici per
una crociera nelle isole Eolie sull’”Eleonora”, un piroscafo
a elica preso a noleggio. Non si trattò di un vero e proprio viaggio,
piuttosto di un’escursione dalla quale i componenti avevano aspettative
più che altro ludiche. La crociera durò cinque giorni circa
e, grazie alla propulsione a motore del natante, riuscì a toccare tutte
e sette le isole prima di fare rientro a Palermo. I suoi compagni di viaggio
furono un gruppo di amici in vena di divertirsi, non veri e propri viaggiatori,
ma dei precursori dei “turisti” dei nostri tempi, nelle accezioni
positiva e negativa del termine. Durante l’escursione scrisse un diario
– “Nel regno di Eolo. Viaggio alle isole Eolie in 100 ore”,
- senza pretese letterarie, è un resoconto di viaggio corredato da
disegni dell’autore, dotato di gusto e ironia, integrato con gli appunti
tratti dai taccuini dei suoi compagni di viaggio e include note storiche,
bibliografiche e persino numismatiche. L’interesse dunque di questo
scritto nasce proprio dal fatto che costituisce un caleidoscopio di punti
di vista dell’epoca e ci restituisce dunque un’immagine multiforme,
anche se spesso inesatta e superficiale, della realtà delle isole di
quel tempo.
Anche
GUY DE MAUPASSANT – scrittore francese fra i più noti - ebbe
occasione di visitare l’arcipelago. Guy de Maupassant è considerato
uno dei padri del racconto moderno, è infatti autore di oltre 300 racconti
e novelle e di 6 romanzi di cui il più noto è “Bel-Ami”
che gli hanno procurato una popolarità internazionale indiscussa. Maupassant
viaggiò tantissimo in Algeria, Italia, Gran Bretagna, Sicilia, Auvergne
e da ciascuno dei suoi viaggi tornava con un nuovo volume. Navigò moltissimo
sul suo yacht privato "Bel Ami", così chiamato in onore del
suo romanzo. La sua opera “La vie errante” contiene un capitolo
intitolato “La Sicile” che narra il viaggio qui effettuato da
Maupassant nella primavera del 1885 mentre era in viaggio verso l’Africa.
Durante il viaggio in Sicilia l’autore visita anche le isole Eolie e
in particolare effettua un’escursione a piedi all’interno del
cratere di Vulcano che gli ispira pagine intensamente poetiche. Maupassant
è un vero letterato, capace di aggiungere alle descrizioni dei luoghi
quel lirismo e quella poesia che solo i veri artisti sanno rendere. Nelle
poche pagine che descrivono le Eolie egli riesce ad interpretare la realtà
che lo circonda secondo le inclinazioni del suo animo e a darci delle visioni
uniche, si pensi alla “sciarpa gialla” a cui paragona il “bosco
di ginestre in fiore” che fasciano il cono lavico di Vulcano. Egli riesce
infatti a comunicare al lettore quell’estasi che la visione del bello
procura agli animi sensibili che lo contemplano e che ne restano appagati.
GASTON
VUILLIER fu un pittore, disegnatore e scrittore francese della fine del 18°
secolo. Nel 1878 divenne famoso nel suo paese come pittore di paesaggi ed
espose i suoi quadri anche a Parigi. Fu anche illustratore di riviste e di
libri, compreso il trattato di geografia di Eliseo Reclus che visitò
le Eolie poco prima di lui. Conosceva anche l’arciduca Luigi Salvatore
d’Austria che proprio in quegli anni aveva iniziato a pubblicare il
suo trattato di geografia sulle isole Eolie.
Vuillier nel 1888 intraprese il Grand Tour del Mediterraneo che lo portò
sia nelle isole maggiori come la Corsica, la Sardegna e la Sicilia ma anche
nelle Baleari e nelle Eolie. Riportò le sue impressioni di viaggio
nelle opere “Les iles oubliées-Les Baléares, la Corse,
la Sardaigne", pubblicato nel 1893 e “La Sicile: impressions du
présent et du passé” , apparso nel 1896 che contiene il
capitolo dedicato alle isole Eolie. Gaston Vuiller si imbarca per le Eolie
da Messina una sera di giugno del 1893. Nell’introduzione del suo libro
l’autore spiega le motivazioni che lo hanno spinto a viaggiare in Sicilia
e a scriverne poi il resoconto: curiosità per ciò che non conosceva,
entusiasmo per le bellezze umane e naturali e nostalgia per i bei momenti
passati in viaggio. Il diario di viaggio di Vuillier è particolarmente
leggibile - e si distingue in questo da altri qui presentati - per la straordinaria
capacità dell’autore di calarsi nella realtà visitata
con l’occhio dell’artista, presentandola allo stesso tempo con
una forma ricca e coinvolgente come uno scrittore affermato, a tratti ironica
e divertente. Egli si emoziona per la bellezza dei paesaggi, come il villaggio
di Canneto, creando un’ambivalenza tra descrizioni terrificanti e bucoliche
che ben rende il carattere duplice e complementare di queste isole di acqua
di fuoco. Infine Vuillier non tralascia di condurre un’analisi sociologica
piuttosto approfondita per un diario di viaggio descrivendo la condizione
di segregazione delle donne di Lipari, la povertà dei contadini costretti
a emigrare o le disumane condizioni di lavoro dei coatti e dei cavatori di
pomice.
ALBERT
T’SERSTEVENS fu uno scrittore francese di successo e un Viaggiatore
con la V maiuscola, forse l’ultimo dei veri viaggiatori che si sono
recati alle isole Eolie. Fu un rinomato autore di narrativa e soprattutto
di libri di viaggio, che erano il frutto delle sue peregrinazioni. Visse molto
a lungo e scrisse decine di libri ma non si considerava un letterato, viaggiava
molto e scriveva perché gli piaceva. Prima di partire non leggeva nulla
sul luogo da visitare, per evitare preconcetti, né organizzava l’itinerario
perché amava l’avventura e gli imprevisti. T’Serstevens
fu in Italia per 8 mesi nel 1956 a settant’anni con la sua quarta moglie
e visitò la Sardegna e la Sicilia, comprese le Isole Eolie. Non era
la prima volta che lo scrittore francese veniva in Italia, né sarà
l’ultima. Egli stesso dichiara nell’introduzione al suo diario
intitolato “Sicilia, Sardegna, Isole Eolie: itinerari italiani”
che dopo aver visitato quasi tutto il mondo l’obiettivo di questo viaggio
era quello di ritrovare le origini greche e latine della civiltà occidentale,
comuni a francesi, italiani e a tutti gli altri popoli che si affacciano sul
mare nostrum. Il punto di vista di uno scrittore esperto di viaggi in tutto
il mondo e profondo conoscitore del pianeta è particolarmente interessante
perché gli permette di paragonare le isole Eolie alle altre realtà
omologhe del suo tempo facendo parallelismi piuttosto singolari. Ad esempio
l’autore paragona le colate eoliane di ossidiana a quelle dell’Islanda
e del Messico e lo sbarco a Stromboli gli ricorda quello alle isole Marchesi.
Inoltre T’Serstevens fu uno dei primi critici dei danni all’ambiente
operati dal fenomeno turistico allora in fase nascente e ha contribuito quindi
alla formazione di una coscienza civile che oggi come allora è più
che necessaria per la conservazione delle bellezze naturali delle isole
I brani sopra riportati sono tratti dal libro “Alle Eolie sulla scia di Ulisse. I diari dei grandi viaggiatori del passato” di Clara Raimondi, edizioni del Centro Studi di Lipari 2008. Per saperne di più clicca qui
Anche i viaggiatori delle Eolie affittavano ville ed appartamenti sul mare in tutte le isole.
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